Ora, che non abbiamo vinto il David di Donatello con Riflessi è ovvio, dato che altrimenti vi avrei ammorbati a morte con la notizia.
Però, per pura curiosità scientifica, posto la sceneggiatura come l'avevo pensata io, nella sua integrità.
Faccio notare che nella versione originale della sceneggiatura (poi ampiamente modificata dal regista), i dialoghi erano composti da una serie di haiku (poesie giapponesi composte di 3 righe, rispettivamente di 5, 7 e 5 sillabe. Non mi rompano i coglioni i puristi, lo so che ci vuole anche un
kigo, cioè un riferimento ambientale/stagionale, ma dato che si parla di pioggia tutto il tempo, ho elaborato il concetto di "
kigo implicito").
Insomma, enorme premessa per dire che mi sono fatto un culo così a scrivere i dialoghi di 'sto corto, e poi sono stati anche modificati. Vabbè.
Buona lettura.
RIFLESSI
di Adriano Barone (so che lo sapete, ma se qualcuno copia e incolla senza citare l'autore? Appunto).
11. INT. STANZA DI FEDERICO - SERA
Stanza di Federico, piuttosto spoglia. Anche FEDERICO, venticinque anni circa, non sembra passarsela bene: è magro e i suoi vestiti sono logori.
Federico è seduto su una sedia vicino alla finestra. Fuma una sigaretta con un posacenere in mano.
Dal vetro ammira Milano bagnata da un forte acquazzone.
FEDERICO (V.O.)
Ma smetterà o no di piovere? Ti ricordi? Dio, quanti anni fa ormai? Quando aspettavi che il cielo scuro tornasse grigio…
Sul riflesso del vetro FEDERICO BAMBINO vestito di stivali di gomma rossa che salta nelle pozzanghere. Una pozzanghera, un salto. Una pozzanghera, un salto. Metodico. Il Tutto è leggermente rallentato e si sovrappone al riflesso di Federico che fuma una sigaretta e ricorda.
2. EST. STRADA DI MILANO - GIORNO
Federico cammina per la strada costellata di pozzanghere, si accende distrattamente una sigaretta.
NARRATORE (V.O.)
Il cielo che si riflette alla rovescia nelle pozzanghere ti fa ricordare una vecchia poesia...
Diceva che le pozzanghere sono porte per altri mondi, mondi scintillanti, fatti d’acqua, in technicolor.
Lo sguardo di Federico viene attirato da una vetrina di un negozio che espone un paio di stivali per la pioggia rossi.
Con gesto distratto butta la sigaretta ed entra. La sigaretta cade in una pozzanghera.
Federico esce dal negozio con un sacchetto di carta.
Nella pozzanghera non c’è più la sigaretta.
3. EXT. STRADA - GIORNO
Federico, adulto, gli stivali rossi ai piedi, salta per la strada piena di pozzanghere.
Una pozzanghera, un salto. Una pozzanghera, un salto. Metodico.
Una pozzanghera...Federico salta e AFFONDA COMPLETAMENTE nella pozzanghera.
4. INT. STANZA DI FEDERICO - GIORNO
Vediamo di nuovo la finestra. Ha smesso di piovere, si vede in maniera nitida il paesaggio di Milano, le luci della città tornano normali.
Nella stanza c'è un posacenere con una sigaretta spenta male, ancora fumante.
A terra, un paio di stivaletti rossi bagnati.
Rumore di CHIAVI CHE GIRANO NELLA PORTA.
PROPRIETARIO (VOCE IN LONTANANZA)
Ecco, questa è la casa, è ancora rimasta come l'aveva lasciata quello di prima. (pausa) Sì, a un certo punto è sparito. Mai più visto, né sentito.
Nella stanza entrano DUE UOMINI E UNA DONNA. Uno dei due uomini è IL PROPRIETARIO di casa.
Il proprietario si avvicina alla finestra.
PROPRIETARIO
Ecco, questo è il soggiorno.
Il proprietario si avvicina al posacenere e spegne bene la sigaretta.
PROPRIETARIO
Quello di prima ci passava le ore. Chissà che cazzo ci vedeva. Non c’è niente da vedere lì. Proprio niente.
La mano del proprietario spegne la sigaretta.
FINE